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Un piccolo promontorio separa Capacabana da Ipanema e Lema, unanimamente considerate fra le località più incantevoli del mondo. Ipanema divenne famosa a livello internazionale nei primissimi anni 60 grazie alle note di La ragazza di Ipanema, il brano più noto di bossa nova brasiliana. Da allora i due quartieri sono diventati il luogo di incontro privilegiato di artisti e intellettuali e, naturalmente, cuore pulsante della vita notturna cittadina. Ipanema e Lema sembrano fuse in un’unica spiaggia, anche se permane una sorta di divisione in zone, a seconda di chi le frequenta: a Garota de Ipanema si possono ammirare i corpi scolpiti dei giovani carioca, a Cemetèrio dos Elefenates si incontrano vecchi hippies e artisti, ad Arpoador si ritrovano invece i surfisti mentre all’estremità occidentale si vedono i pescatori prendere il largo.
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  • Filed under: Brasile
  • Non lontani dal Cosme Velho sono il sambòdromo, cuore pulsante del Carnevale di Rio, con il piccolo Museu do Carnaval, e il mitico stadio Maracana (ingresso: da € 5), tempio del calcio brasiliano. Da non perdere anche lo spettacolo offerto dalla Feira Nordestina (campo do Sao Cristòvao), con 658 bancarelle capaci di offrire una vetrina imparagonabile della cultura del Nordest brasiliano, con piatti tipici della cucina di Bahia, birra, cachaca e musica dal vivo.
    Rio de Janeiro è tristemente nota anche per le favelas, le baraccopoli costruite alla periferia delle maggiori città, con case fatte spesso con materiali recuperati dall’immondizia.
    Spostandosi nella zona a sud del centro di incontrano le infinite spiagge immacolate di Copacabana, Leme, Ipanema e Leblon: servite da bar, ristoranti e bordate da un lungomare animato a ogni ora del giorno e, soprattutto, della notte, accolgono ogni anno milioni di turisti.
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  • Filed under: Brasile
  • La Cidade MaravilhosaÈ una citta dal potere di seduazione così grande, da essere causa di gravi forme di saudade, una sorta di strana malinconia che investe chiunque arrivi in città. O almeno così dicono i carioca (così di definiscono i suoi abitanti che sono circa 7 milioni distribuiti su un’area totale di 808 km^2). Ma se, nell’immaginario collettivo, Rio de Jainero offre spiagge immacolate a perdita d’occhio, bellezze dalla pelle ambrata e ritmi frenetici, in realtà l’antica e potente capitale dell’impero brasiliano, ha molto di più da offrire. A cominciare dal bellissimo centro storico, inaspettato ma gradevole miscuglio di grattacieli, chiese barocche, piazze e vie acciotolate, che testimoniano del glorioso passato cittadino.

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  • Filed under: Brasile
  • Dopo essere stato scelto come Paese destinato a ospitare, nel 2014, i Mondiali di Calcio, il Brasile sarà il primo Paese del Sudamerica a ospitare le Olimpiadi. Insomma, una doppietta sportiva che assicura al Paese l’accesso a grandi fonti di investimento per rimettere a nuovo le città destinate a ospitare le partite di calcio prima e i giochi poi. La prima ad essere interessata da queste grandi opere di rinnovamento è Rio de Janeiro, dove già da tempo fervono gli interventi. A cominciare dalla costruzione di vere opere d’arte, come il magnifico Stadio Joao Havelange, il Centro Acquatico Maria Lenk, l’Arena Olimpica, il Velodromo Olimpico, il Centro Nazionale di Equitrazione. Ma al di là delle strutture sportive, ferve anche l’attività edilizia tesa ad aumentare la capacità ricettiva cittadina e a valorizzare il patrimonio storico: in prima linea si è schierato il Ministero del Turismo Brasiliano, che con il Governo Federale invistirà oltre 5 milioni di eruo nel progetto Olà Turista, destinato agli interventi di riqualificazione di Rio de Jainero. I Mondiali e le Olimpiadi sono uno spunto in più per vedere Rio e lasciarsi sedurre dalle sue magiche atmosfere, dalle montagne che la cingono e dalle spiagge mozzafiato, per cui si è guadagnata l’appellattivo di Cidade Maravilhosa.

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  • » L’allegria dei Quilombos

    (continua dal post precedente)
    Ritmi che esplodono all’unisono nei giorni del Carnevale. E che Sao Luis sono arricchiti dal fragore dei Tambor de Crioula e dei Tambor de Minas, dai ritmi mutuati dal Bumba - meu - boi, l’altra grande festa che si celebra a giugno, e dall’improvvisazione, di chiara marca africana, portata in dote dagli abitanti dei quilombos, le comunità formate dai discendenti degli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Per preparare il Carnevale, quattro giorni in cui lasciarsi alle spalle tutte le preoccupazioni, i brasiliani lavorano per dodici mesi - investendo una parte considerevole dei loro risparmi - nella preparazione di costose fantasias, gli sgargianti costumi delle scuole di samba. «La miseria interessa agli intellettuali, al popolo piace il lusso», ci spiega il titolare di un laboratorio sartoriale di Madre Deus, il barrio più bohémien della città. È qui che hanno sede alcune scuole di samba, tra cui quella di Tourma do quinto, che talvolta prova musiche e danze di notte, davanti alle mura del locale cimitero.

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  • » Movida in Salsa Nordestina

    (continua dal post precedente)
    Invece i 500 metri che partono dall’angolo tra rua da Estrela e rua Alfàndega girano intorno alla Casa do Maranhao percorrono rua Portugal per ricongiungersi con rua da Estrela, pur avendone tutte le caratteristiche, non appartengono a un set cinematografico: sono il cuore della movida del quartiere di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberghi di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberi di mango, i camerieri servono calici di birra gelata. Venditori ambulanti di macedonia pedalano su biciclette con montato un cartello che declina i vantaggi vitaminici garantiti dalla loro mercanzia. Branchi di freak, reduci da qualche paradiso hippie della costa, vendono orecchini artigianali che sono un vero e proprio “bignami” del Brasile, perchè inanellano ossa di pesce, brandelli di pelle di coccodrillo, piume di uccello, pietre dure, riproduzioni di divinità del candomblé.

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  • » Il ritmo sensuale del Tambor

    (continua da questo post)
    Per un’ulteriore conferma di quanto l’Africa sia compenetrata con l’odierna Sao Luis si può passare dalle parti del Mecardo de Praia Grande, ogni giovedì sera, per imbattersi in una delle anime nere della città.

    Il primo buio della sera viene rischiarato da un fuoco utilizzato per scaldare le pelli del rancador, del socador e del crivaldor: i tre tamburi utilizzati per un rito originariamente dedicato a San Benedetto, il santo cattolico sincretizzato con Toy Averekete, divinità del candomblè. È la tradizione del Tambor de Crioula, una danza sensuale dove una ballerina, ospitata in una ruota formata da donne agghindate con lunghe gonne sgargianti, si esibiscono nella punga: un “colpo d’ombelico” dall’inequivocabile valenza sensuale.
    L’area del mercato è ne cuore di Praia Grande, da sempre l’ombelico della Zona: un quartiere che è stato recuperato con un progetto, il Revivere, gemello dell’analoga operazione portata a termine nel Pelourinho di Salvador di Bahia.

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  • Quello che la storia ci ha lasciato in eredità è una delle capitali più lusitane del Brasile, con un’impronta architettonica tipicamente portoghese nei quasi 4000 edifici sorti in quattro secoli. Sono tutti concentrati in un segmento della città conosciuto come la Zona, in pratica il centro storico, figlia degli anni in cui il pil delle potenze economiche mondiali era fortemente legato al mercato del cotone e della canna da zucchero. Da quei tempi Sao Luis ha ereditato i nipoti degli schiavi: oggi è una città ancora pià nera di Salvador di Bahia. Le testimonianze sono numerose, a partire dal Museo do Neglio, ospitato nel Cafuà das Merces, l’antico mercato degli schiavi, dove sono esposte opere d’arte africanca e strumenti musicali utilizzati nei terreiros, i luoghi deputati al culto delle religioni afro-americane.

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  • Per le strade di Sao Luis non si respira la violenza di certi quartieri di Rio o San Paolo. Le baby gang, con la loro colla da sniffare, non abitano qui. L’intera cità bagnata dalle acque tiepide di Sao Marcos e dall’Oceano Atlantico, si muove con lentezza, prennemente accarezzata dalla brezza del mare, avvolta in un clima piacevolmente caldo. Una realtà che ha spinto i maranehnesi ad adottare, come musica ufficilae del proprio stato, i ritmi come musica ufficiale del proprio stato, i ritmi ipnotici e ripetitivi del “reggae”. Un suono che rimbalza lieve da un locale all’altro delle spiagge di Ponta de Areia, a quattro chilometri dal centro città, e di Sao Marcos, patria di surfisti e amanti della vela.

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