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» Un viaggio a Buenos Aires

Il tango promuove il dialogo e la diversità. Così ha dichiarato l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, riunitasi a settembre dello scorso anno per vagliare l’importanza storico colturale di riti e tradizioni da salvaguardare. E con questa motivazione il tango argentino è diventato un bene culturale immateriale, da tutelare, proteggere e promuovere nel mondo, come specchio della cultura di un popolo, essenza di una comunità - quello rio platense - trait d’union tra passato e presente. Buenos Aires è la culla del tango e per questo ogni anno ospita il Festival del tango più famoso del mondo. Quest’anno è in programma in vari luoghi della cttà.
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  • Filed under: Sud America
  • » Machu Picchu e l’ultimo dei guerrieri incas

    Fu proprio salendo su per la gola del rio urubamba,con i muli e un contadino,che Hiram Bingham scoprì questa città perduta di Machu Picchu;in vero cercava Vilcabamba,ultima capitale del regno inca,ma si dovette accontentare di questo che ormai è considerato,uno dei siti archeologici più belli al mondo.
    Oggi si parte da Cuzco in trenino,o ferrocarril,e si scende ad Aguas Calientes,un bel paese con alberghi e buoni ristoranti oltre ad un variopinto mercato.Da qui gli ultimi 20km. si fanno con comodi bus ma per i duri,gli sportivi,c’è il “camino inca”,il sentiero antico che porta ai 2600 mt. della città perduta.Entrando alla biglietteria la ragazza in inglese mi disse “sir,ti serve una guida?” ,portava il giubbetto con scritto “guia” ed io sorridendo le risposi”grazie amica,ma io sono la guida!”.
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  • Filed under: Sud America
  • » L’allegria dei Quilombos

    (continua dal post precedente)
    Ritmi che esplodono all’unisono nei giorni del Carnevale. E che Sao Luis sono arricchiti dal fragore dei Tambor de Crioula e dei Tambor de Minas, dai ritmi mutuati dal Bumba - meu - boi, l’altra grande festa che si celebra a giugno, e dall’improvvisazione, di chiara marca africana, portata in dote dagli abitanti dei quilombos, le comunità formate dai discendenti degli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Per preparare il Carnevale, quattro giorni in cui lasciarsi alle spalle tutte le preoccupazioni, i brasiliani lavorano per dodici mesi - investendo una parte considerevole dei loro risparmi - nella preparazione di costose fantasias, gli sgargianti costumi delle scuole di samba. «La miseria interessa agli intellettuali, al popolo piace il lusso», ci spiega il titolare di un laboratorio sartoriale di Madre Deus, il barrio più bohémien della città. È qui che hanno sede alcune scuole di samba, tra cui quella di Tourma do quinto, che talvolta prova musiche e danze di notte, davanti alle mura del locale cimitero.

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  • Filed under: Brasile
  • » Movida in Salsa Nordestina

    (continua dal post precedente)
    Invece i 500 metri che partono dall’angolo tra rua da Estrela e rua Alfàndega girano intorno alla Casa do Maranhao percorrono rua Portugal per ricongiungersi con rua da Estrela, pur avendone tutte le caratteristiche, non appartengono a un set cinematografico: sono il cuore della movida del quartiere di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberghi di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberi di mango, i camerieri servono calici di birra gelata. Venditori ambulanti di macedonia pedalano su biciclette con montato un cartello che declina i vantaggi vitaminici garantiti dalla loro mercanzia. Branchi di freak, reduci da qualche paradiso hippie della costa, vendono orecchini artigianali che sono un vero e proprio “bignami” del Brasile, perchè inanellano ossa di pesce, brandelli di pelle di coccodrillo, piume di uccello, pietre dure, riproduzioni di divinità del candomblé.

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  • Filed under: Brasile
  • » Il ritmo sensuale del Tambor

    (continua da questo post)
    Per un’ulteriore conferma di quanto l’Africa sia compenetrata con l’odierna Sao Luis si può passare dalle parti del Mecardo de Praia Grande, ogni giovedì sera, per imbattersi in una delle anime nere della città.

    Il primo buio della sera viene rischiarato da un fuoco utilizzato per scaldare le pelli del rancador, del socador e del crivaldor: i tre tamburi utilizzati per un rito originariamente dedicato a San Benedetto, il santo cattolico sincretizzato con Toy Averekete, divinità del candomblè. È la tradizione del Tambor de Crioula, una danza sensuale dove una ballerina, ospitata in una ruota formata da donne agghindate con lunghe gonne sgargianti, si esibiscono nella punga: un “colpo d’ombelico” dall’inequivocabile valenza sensuale.
    L’area del mercato è ne cuore di Praia Grande, da sempre l’ombelico della Zona: un quartiere che è stato recuperato con un progetto, il Revivere, gemello dell’analoga operazione portata a termine nel Pelourinho di Salvador di Bahia.

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  • Filed under: Brasile
  • Quello che la storia ci ha lasciato in eredità è una delle capitali più lusitane del Brasile, con un’impronta architettonica tipicamente portoghese nei quasi 4000 edifici sorti in quattro secoli. Sono tutti concentrati in un segmento della città conosciuto come la Zona, in pratica il centro storico, figlia degli anni in cui il pil delle potenze economiche mondiali era fortemente legato al mercato del cotone e della canna da zucchero. Da quei tempi Sao Luis ha ereditato i nipoti degli schiavi: oggi è una città ancora pià nera di Salvador di Bahia. Le testimonianze sono numerose, a partire dal Museo do Neglio, ospitato nel Cafuà das Merces, l’antico mercato degli schiavi, dove sono esposte opere d’arte africanca e strumenti musicali utilizzati nei terreiros, i luoghi deputati al culto delle religioni afro-americane.

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  • Filed under: Brasile
  • Per le strade di Sao Luis non si respira la violenza di certi quartieri di Rio o San Paolo. Le baby gang, con la loro colla da sniffare, non abitano qui. L’intera cità bagnata dalle acque tiepide di Sao Marcos e dall’Oceano Atlantico, si muove con lentezza, prennemente accarezzata dalla brezza del mare, avvolta in un clima piacevolmente caldo. Una realtà che ha spinto i maranehnesi ad adottare, come musica ufficilae del proprio stato, i ritmi come musica ufficiale del proprio stato, i ritmi ipnotici e ripetitivi del “reggae”. Un suono che rimbalza lieve da un locale all’altro delle spiagge di Ponta de Areia, a quattro chilometri dal centro città, e di Sao Marcos, patria di surfisti e amanti della vela.

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  • Filed under: Brasile
  • Quando esce dal Delta l’acqua dei fiumi sbocca nel Rio della Plata, un fiume che non eiste: senza sorgente e che appena nasce è già estuario. Queste precisazioni tecniche nulla tolgono alle sue dimensioni - la bocca di uscita nell’Atlantico è di 220 km e ne fa l’estuario più ampio al mondo - e alla poesia del suo nome, che deriverebbe dalle mitiche ricchezze della Sierra de la Plata, “montagna dell’argfento”, che nel XVII secolo si favoleggiava fosse da qualche parte più a nordo. Più prosaicamente è un’immensa distesa d’acqua sulla quale i portenos amano navigare a vela durante i fine settimana. Centinaia di vele candide salpano dagli altrettanto numerosi marina che da Tigre sino alla capitale punteggiano la costa, collegati dal Tren de la Costa.

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  • Filed under: Argentina
  • Le acque limacciose che lambiscono la costa di Buenos Aires scendono all’oceano dal cuore del continente: dalle foreste tropicali e subtropicali sono raccolte da grandi fiumi come il Paranà, che salta nelle cascate di Iguazù e si immette poi nel Paraguay e l’Uraguay. Quando questi due ultimi si incontrano, a circa 150 km dalla grande città, ha inizio il Delta del Trigre, un reticolo di fiumi, canali, isole e isolotti che si estende per oltre 10.000 kmq. Abitato per secoli da contrabbandieri e trafficante che sfuggivano così ai controlli della corona spagnola prima e della dogana di Buenos Aires poi, il Delta scopre una vocazione agricola e turistica alla fine dell’800. È in quegli anni che i portenos di buona famiglia s’iscrivono numerosi ai club di canottaggio che sorgono nei dintorni del porto di Tigre, a circa 30 km dalla città e ora a 50 minuti di treno, mentre le fertili terre delle isole vengono coltivate ad agrumi, pesche, mele e noci pecan.

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  • Filed under: Argentina
  • Quando nell’agosto del 2005 Buenos Aires viene nominata dall’Unesco “Città del design”, prima città al mondo a potersi fregiare di questo titolo, la notizia non è un fulmine a ciel sereno, almeno per gli addetti ai lavori. Il cammino che ha portato al riconoscimento parte da lontano e, fondamentalmente, identifica un movimento culturale che nasce nel 1986, quando la più grande università localle, la UBA-Università di Buenos Aires, istituisce corsi di disegno industriale, di oggettistica, di abbigliamento. Vent’anni e decine di migliaia di studenti più tardi Buenos Aires è senza dubbio uno dei luoghi più creativi del Pianeta.

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  • Filed under: Argentina