Racconti di viaggio
24 apr
Ai lati della strada che esce da Yerevan in direzione dell’aeroporto sono stati aperti numerosi casinò, ma lasciandosi la città alle spalle ben presto si vede solo l’altopiano dell’Ararat punteggiato di fiori. La strada porta a Echmiadzin, il centro spirituale della Chiesa Apostolica Armena dove risiede il Catholicos, la guida religiosa suprema. È consigliato visitare Echmiadzin la domenica mattina, per non perdere la suggestione della messa e in particolare dei canti; si può arrivare per le 11 o un paio d’ore dopo, per assistere alla processione del Caholicos nel tragitto tra il suo palazzo e la cattedrale e viceversa.
23 apr
La storia difficile dall’Armenia, sottomessa a diverse dominazioni, ha fatto nascere nel suo popolo quasi per reazione un incollabile orgoglio nazionale e un forte senso di appartenenza alle radici comuni. Queste radici si basano principalmente su due pilastri, la religione e la lingua, ideata nel 404 da Mesropo Mashots: così gli Armeni si sono sempre riconosciuti come popolo, anche colore che sono stati coinvolti nella diaspora a causa del genocidio. L’Armeno è una lingua indoeuropea nata inizialmente con 36 lettere cui se ne sono aggiunte altre 2 nel corso dei secoli.
22 apr
Nei pressi del centro di Yerevan si può visitare la moderna cattedrale di San Giorgio, che ospita reliquie del Santo portate da Napoli da Papa Giovanni Paolo II. A nord del centro cittadino, al termine di Tamanyan Street, si trova la scalinata Cascade impreziosita da fontane e aiuole. L’opera, iniziata in periodo sovietico a ancora in via di completamento, collega il centro con il Parco della Vittoria, da cui si gode una bella vista della città.
11 apr
A est delle Isole Marianne, il cui nome è un omgaggio a Marianna d’Austria, vedova di Filippo IV di Spagna, si trova il punto più profondo della Terra, una lunga depressione nota, come Fossa delle Marianne. La “fossa” è delimitata dalla sovrapposizione di due placche tettoniche, la placca pacifica e la placca delle Filippine. I primi rilievi in questo punto dell’Oceano avvennero nel 1899, quando la profondità massima fu stimata a 9.660 metri sotto il livello del mare.
La profondità massima, finora accertata, è di 10.902 metri, circa 2000 più dell’Everest, e prende il nome di Challenger Deep, poichè il punto venne rilevato, nel 1951, dal vascello della Royal Navy Challenger II. Il rilevamento avvenne sfruttando un ricevitore e intercettando il ritorno sonoro, cronometrandolo.
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10 apr
Fra crateri vulcanici e distese laviche spicca il Khorgo-Terkiin Tsagaan Nuur, un lago d’acqua dolce poco sfruttato, più piccolo rispetto al Khövsgöl Nuur, ma più vicino a Ulaanbaatar. Il lago fa parte della riserva di 77.267 ettari del Parco Nazionale omonimo. Da qui, ma sempre rimanendo all’interno del parco, vale la pena di fare un’escursione che porta alla cima del vulcano Khorgo Uul.
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10 apr
DA Bulgan, procedento in direzine nord ovest si raggunge Khövsgöl, la provincia più bella del Paese, fitta di boschi, fiumi, laghi e montagne. Nella taiga dell’estermo nord di questa provincia, non lontano dal lago Khövsgöl Nuur, vivono gli Tsaatan, il popolo nomade che alleva renne. Sulle rive del grande lago si affacciano le più note localitù turistiche e alle sue spalle la Valle del Darkhad e la regione meridionale offrono escursioni a piedi e in bicicletta, passeggiate a cavallo e l’opportunità di andare a pesca.
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9 apr
“Tsaatan”, in lingua mongola “uomini-rana”, è il nome di un popolo nomade a rischio di estinzione che vive in una delle regioni più lontane della Mongolia settentrionale, nella provincia di Hövsgöl, tra le foreste montane della taiga, raggiungibili soltanto a cavallo.
9 apr
Agli inizi del XIX secolo a Ulaanbaatar c’erano 100 edifici fra templi e monasteri per una popolazione di soli 50 mila abitanti, ma con l’avvento di Stalin la maggior parte di questi è stata chiusa o distrutta e solo all’inizio degli anni novanta la gente ha ripreso le abitudini e le pratiche buddiste. Fra i monosteri rimasti uno dei più importanti è Gandan Khiid, costuito nel 1838. Il monastero, il cui nome in lingua mongola significa “il grande luogo della gioia completa”, oggi ospita 600 monaci. Dall’entrata principale a sud un sentiero conduce a un cortile dove sorgono due templi: il Tempio Ochidara, dove si tengono le cerimonie più importanti, e il Tempio Didan-Lavran, che è stato l’abitazione del XIII Dalai Lama nel 1904.
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7 apr
Città immensa e trafficata, ricca di attività commerciali, la capitale della Mongolia è il fulcro culturale, politico, economico e sociale del Paese e rappresenta il punto di partenza ideale per escursioni nelle aree rurali. A sud delle città scorre il fiume Tuul Gol, mentre sullo sfondo si stagliano le quattro montagne sacre: Bayanzurkh, Chingeletei, Songino, Khairkhan e Bogdkhan. Nella periferia si vedono i sobborghi di “gher” (tende di feltro) che testimoniano com’era la città prima del piano urbanistico sovietico. Gran parte della città si estende lungo la via principale Enkh Taivny Orgon Choloo, chiamata anche Peace Avenue. Al centro si apre piazza Sukhbaatar, intorno alla quale si trovano la Posta centrale, il Palazzo della Cultura e poco distante i Grandi Magazzini di Stato.
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7 apr
Perchè scegliere la Mongolia? Per almento 3 ragioni: in primo luogo per fare un viaggio fuori dai soliti schemi alla scoperta di una natura che stupisce co la sua offerta di scenari immacolati, in secondo luogo per entrare in contatto con popoli nomadi che vivono nella steppa e nel deserto, e infine per il senso del sacro, che si avverte nei monasteri buddisti e che si respira anche fra luoghi incantati e montagne innevate. (continua…)
27 nov
Le dimensioni ridotte dell’isola la rendono realisticamente visitabile in una sola giornata. Vale comunque la pena di noleggiare un’auto, uno scooter o una barca a vela o a motore con equipaggio, per spostarsi sull’isola e nelle sue acque. L’alternativa è l’autobus che parte da Gustavia, il capoluogo, tutti i giorni dalle 9 del mattino all’una di notte e collega la città a diverse località dell’isola, dà tutte le informazioni inerenti il soggiorno, gli spostamenti sull’isola, i collegamenti e materiale informativo sulla parte storica della città.
18 nov
Preziosa come un diamante, bella come una top model, affascinante come una star di Holliwood. È Saint Barthélemy, meglio conosciuta come “Saint Barth”, un’isola di appena 21 km^2 lambita dalle acque tiepide del Mar dei Caraibi da un lato e dall’Oceano Atlantico dell’altro e “scartata” dai colonizzatori europei per l’asperità del suo territorio, poco adatto all’agricoltura.