Il morale dei newyorkesi? Alquanto stropicciato di questi tempi: la crisi economica è palpabile e forse è per questo che Starbucks ha deciso di giocare in anticipo. Perchè aspettare dicembre? Dalla prima settimana di novembre ha tirato fuori i bichieri di carta rossa con le scritte Peace, Joy, Love, e ha cominciato a scodellare i Season’s favorites: corroboranti eggnog lattes, peppermint mochas, cappuccini con gingerbread, tutti, come d’abitudine, in un ordine di misure splendidamente schizofrenico. Anche il Time Warner Building su Columbus Circle ha già installato nella lobby le sue scenografiche stelle di vetro che cambiano colore ogni cinque secondi.

D’altro canto, i Newyorker non rinunciano agli appuntamenti tradizionali, proprio per quel senso di sicurezza che infondono, oggi quanto mai indispensabile. Vedere per credere i ristoranti tre stelle prenotati per le classiche cene dicembrine con friends & family, e i botteghini dei teatri con la fila allo sportello delle prevendite.
Un esempio concreto? Non è Natale a New York se non si va a pattinare al Wollman Rink di Cetral Park (romantico, panoramico, meglio dalla pista al Rockefeller Center); se non si fa il tour delle vetrine dei department store; se non si aggiunge all’albero almeno una nuova decorazione. E se, almeno una volta nella vita, non si vede con figli e nipoti lo Schiaccianoci coreografato da George Balanchine al Lincoln Center e lo sgambettante Christmass Spectacular al Radio City Music Hall.

Per quanto riguarda il capitolo shopping, meglio affrontarlo con filolofico rigore, e il consilgio è quello che qui seguono tutti: esplorare i soliti negozi - Banana Republic, J. Crew, Abercrombie & Fitch, Anthropologie - sapendo che da Santo Stefano in poi i prezzi crolleranno ulteriormente. Le maniache di Downtown non si prederanno anche un giro da Top Shop, regno dell’estetica di Kate Moss, e da Uniqlo dove il cashmere è sotto i 100 dollari, mentre le “fashioniste” andranno a colpo sicuoro dal loro beniamino 3.1 Philip Lim e da Zero+Maria Cornejo, tempio della stilista che piace a Michelle Obama. Infine, giusto per controbilanciare il carosello di epicuree vanità e saziare anche l’intelletto, la città sciorina un’agenda culturale vivacemente pimpante: Man Ray al Jewish Museum, Kandinisky al Gugenheim, etc.
Saranno tempi magri, ma conoscete un’altra metropoli così strabordante di stimoli?

[ Fonte: Condè Nast Traveller ]

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