Neve e riclette. La consistenza è simile, il piacere che dispensano identico. Ma, soprattutto, l’una serve per affrontare meglio l’altra: dopo un assiette di fumante raclette, non c’è pendio che non spiani le sue insidie più recondite. Lo hanno capito nel Vallese, il cantone svizzero patria del formaggio à racler, da raschiare. E hanno creato un carosello goloso attraverso le “4 Vallés”, il super comprensorio con 92 impianti di risalita e 412 km di piste che si dipanano in un festival di gobbe, boschi e curve dai 3330 metri del Mont Fort

Nendaz, Veysonnaz, Thyon-Les Collons e Verbier, i paesi alla base delle piste, possono essere collegati non solo da impianti svelti e pratici, ma da un appetito che vien sciando. Non se l’aspettava certamente Léon, un omino del ‘600 di cui non sappiamo molto altro se non che commise un errore pericololo. Portò vicino al fuoco dove intendeva riscaldarsi anche un pezzo di un formaggio locale. Ma il morceau prese a sciogliersi finendo sulle altre pietanze: una delizia. Era nata la raclette - così racconta questa leggenda che piace ad alcuni ma non a tutti - e dell’errore di Léon oggi si fa un business a base di latte crudo e intero, aria buona, mucche sane e fantasia.

4 Vallees

Questa è la Raclette vallesana, quella Doc: ogni toma riporta il nome dell’alpeggio di provenienza sul tallone. Diffidate dalle imitazioni, anche se non si richia di incontrarne sulle piste delle “4 Vallées”. Già, ma da quale partire? Lo scopriremo nel prossimo post.
continua

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