Racconti di viaggio
25 gen
(continua dal post precedente)
L’abbuffata di piste e scenari spettacolari garantita dalle 4Vellées non vi basta? Con un’unica tessera si può avere libero accesso agli impianti di 50 comprensori del Vallese, per un totale di 2.800 km di piste. Zermatt e il Cervino, Saas Fee e il Dom, il comprensorio franco-svizzero delle Portes du Soléil, la raffinata Crans Montana, Leukerbad, tempio del benessere: la scelta è infinita. La Valais Ski Card vale 2 anni, si basa su un sistema di punti prepagati ed è valida anche in numerosi centri termali e musei del cantone. Cento punti costano 66, 21 euro e 298,12 euro. Per maggiori informazioni: www.valaisskicard.ch
La bussola conduce verso Veysonnaz. Pendii al sole, piste larghe e preparate sono un degno antipasto del piatto principale, per cui occorrono gambe e attenzione: le Piste de L’Ours (la “pista dell’orso”), più volte sede di gare di Coppa del mondo e Coppa Europa. Se la ricorda bene anche Deborah Compagnoni, che qui vinse un memorabile gigante nel dicembre 1993 infliggendo alle avversarie un distacco abissale, di quasi 3 secondi. Abeti, cambi di pendenza e un manto compatto sono le sue caratteristiche, da affrontare magfari dopo una tappa a Le Caboulis, delizioso bar in legno abbarbicato sulla massima pendenza, dove hanno risolto il problema del personale: la corroborante abricotine, insieme a spiriti e altri liquori, viene servita ai tavoli con una carrucola a forma di funivia.
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Ma per una sosta più consistente e calorica preoccupatevi di arrivare per tempo a Les Chottes sulla pista 21 che scende da Greppone Blanc: in quella che fu una stalla e oggi pare una reggia di cristallo, pietra, arredi montagnard e legno, Dominique Michelet ha sempre pronto un four per gli sciatori di passaggio: il four è lo speciale fornelletto che scioglie la raclette a domicilio, cioè sul tavolo del cliente. A Les Chottes u ouù fortunati riescono a occupare quello più panoramico, situato sul soppalco. Qui ci raggiunge Michelet. «Mezza forma di raclette basta per 40 persone mediamente affamate», confida. «E poi c’è ancora la religieuse», strizza l’occhio. In questo modo viene chiamata la crosta. Accade da quando divenne il cibo preferito di alcune suore di un convento vicino a Sion che, per economizzare, dopo un pranzo a base di formaggio fuso, la sera scioglievano pazientemente la parte avanzata con la fiammella delle candele nelle loro celle.
continua
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