Quando nell’agosto del 2005 Buenos Aires viene nominata dall’Unesco “Città del design”, prima città al mondo a potersi fregiare di questo titolo, la notizia non è un fulmine a ciel sereno, almeno per gli addetti ai lavori. Il cammino che ha portato al riconoscimento parte da lontano e, fondamentalmente, identifica un movimento culturale che nasce nel 1986, quando la più grande università localle, la UBA-Università di Buenos Aires, istituisce corsi di disegno industriale, di oggettistica, di abbigliamento. Vent’anni e decine di migliaia di studenti più tardi Buenos Aires è senza dubbio uno dei luoghi più creativi del Pianeta.


Con l’ideazione e il finanzimento del Centro Metropolitano del Diseno, il governo della città sostiene quest’onda in piena che è ormai diventata una delle icone di Buenos Aires. Il CMD è il punto di riferimento dove la creatività si sposa con il mercato; è ospitato nelle struttre del vecchio mercato del pesce ristrutturato in uffici, aule, biblioteche e spazi espositivi sotto la direzione dell’architetto Adriana Perez Moralejo. «Questo è un’incubatrice di aziende», spiega la coordinatrice Paulina Becerra, «una struttura dive u desuguber, ora anche imprenditori, sotto l’assistenza di tuttori imparano a sviluppare progetti e servizi in un Paese dove il disegno conettualmente potente deve fare i conti con crisi economiche ricorrenti».


Tanti creativi e tanti prodotti hanno poi bisogno di un luogo dove esporre e vendere. Anche per questo c’è un inizio: il primo germoglio sboccia nel quartiere di Palermo Viejo, signo a pochi anni fa esclusivamente residenziale e ora pomposamente rivattezzato dalle agenzie come “Palermi HOllywood”, tra le strade in acciottolato ombreggiante da tigli sulle quali si affacciano modeste case a uno o due piani, ma impreziosite da stucchi e portoni di legno. È un mix di realtà prettamente cittadina, natura, influssi etnici dell’Argentina tutta e forti stimoli che vengono dalla quanto mai precaria sitaizione economica. Difatti, se il fertile terreno creativo di Buenos Aires è dovutao in buona parte alla originale e definita identità culturale, la necessità di far fronte al tracollo dell’industria locale negli anni 90 spinge molti giovani a inventarsi un lavoro.
continua

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