Santo Domingo, caccia ai tesori

Passando dalle parti di Barahona, sulla costa sud-occidentale della Repubblica Dominicana, sarà facile sentirsi raccontare le avventure del pirata Cofresì e delle sue introvabili fortune, nascoste in non si sa quale spiaggia. Molto meno impegnativa la ricerca di altri tesori nascosti in questa terra che non finisce al limitare dei resort balneari ma rivela, a chi sa cercare, veri gioielli di natura e cultura.
Hispaniola è l’isola dove, nel 1492, a sua insaputa, Cristoforo Colombo scoprì le Americhe. La chiamò Isabella in onore della regina di Spagna, che gli aveva sponsorizzato il viaggio. Divenne governatore dell’isola e ci visse a lungo.
Con il suo arrivo iniziò l’annientamento dell popolazioni indigene che, nella lingua autoctona taino, si autodefinivano “i gentili”. Da tempo di loro non c’è più traccia, massacrati dal conquistatori spagnoli e francesi. Oggi Hispaniola, è un’isola divisa a metà tra Haiti, alle prese con drammatici problemi sociali ed economici, e la Repubblica Domenicana, una delle mete turistiche più battute dei Caraibi. Ma, se siete armati di spirito di esplorazione e di curiosità, al confine tra le due facce della medaglia di questa isola ci sono almeno 4 mondi ancora tutti da scoprire. Eccoli

LA NATURA
Se la parte orientale del Paese è famosa per i suoi resort all inclusive, la costa meridionale a ovest della capitale è ricca di tesori naturali. A una settantina di km da Santo Domingo s’incontra “Bani”, la patria del Generalissimo Maximo Gomez y Baez, protagonista con Josè Martì della rivoluzione del 1868-78 con cui Cuba si liberò dalla Spagna. Bani è famosa per i manchi rosa, i più apprezzati tra i 58 tipi prodotti nel Paese, e per le sue saline, le cui acque salmastre talvolta si tingono d’imporobabili colori pastello. Grandi dune di sabbia si ergono a pochi km dal centro città: vecchie di quasi 50.000 anni, arrivano sino al mare.


Proseguendo vero ovest, dopo due aore d’auto s’incontra il “Parque nacional Jaragua”, la più vasta area protetta del Paese. L’ideale è noleggiare una barca e inoltrarsi nella laguna. L’acqua, che per via del fondo fangoso ha colori e riflessi psichedelici, ospita folti branchi di “titaco”, un piccolo pesce endemico, e qualche pattuglia di tozze tilapie. Il parco è un paradiso per i birdwatcher: nelle isole della laguna vive, infatti il 60% degli uccelli del Paese, tra cui folte colonie di spatole rosate, fregate e aironi bianchi.

continua in un prossimo post

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