Racconti di viaggio
1 giu
L’acqua del mare è cristallina e nel centro storico si respira la cultura catalana ancora viva nell’architettura, nella lingua e anche sulla tavola. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena visitare Alghero. In più se vi piace pescare e site curiosi di scoprire come avviene la cattura dell’aragosta, questa è la città che fa per voi. Perchè qui si può passare una giornata in barca e scoprire tutti i segreti della pesca di questo crostaceo.
Raggiungere Alghero è semplicissimo: ci si arriva in aereo, atterando all’aereoporto Fertilia (anche con voli low-cost dalle più importanti città italiane ed europee) a pochi km dal centro, o in nave, sbarcando a Porto Torres, a circa 35 km dalla città. Se non l’avete con voi, il consiglio è quello di noleggiare un’auto: i dintorni delle città sono bellissimi, spiagge comprese. Già l’ingresso ad Alghero suscita emozione, soprattutto in una giornata di sole, che qui, anche in primavera, siu fa sentire. Strade deserte, paesaggi brulli e natura incontaminata…
Poi le mura cinquecentesche della città fortificata: eccoci a Barceloneta, antico nome della città, dato dai catalani per la sua atmosfera che ricorda tanto la dominazione spagnola. Alghero è molto diversa dallael altre città sarde. Inconfondibile per l’architettura gotico-catalana, ieguagliabile per le sue spiagge e per l’aragosta che è davvero squisita. Ma primai di sedersi a tavola per assaggiarla, vale la pena uscire in barca per andare a pesca. Organizzare l’esperienza è facilissimo. Basta raggiungere la banchina Millelire e chiedere di Ottavio Pensè. Ha 70 anni e fa il pescatore da una vita.
Dall’inizio di maggio ai primi di ottobre, adulti, bambini, turisti solitari, coppie o gruppi possono prendere il largo con lui (fino a un massimo di 5 persone). La spesa è di 35 euro per i piccli e di 45 per gli adulti.
L’ora di partenza e il tragitto si possono concordare. Ottavio dà carta bianca ai turisti, accetta anche i più pigri che lo seguono soltanto per vedere Alghero e la costa dal mare o semplicemente per fare un tuffo.
Se siete mattinieri uscite all’alba: non ha prezzo ammirare la città dipinta di orsso con il sole che sorge. Pronti a partire, alle 5 del mattino però, così ci si gode la giornata senza intralciare il lavoro di Ottavio, che sulla barca dà anche lezioni di pesca.
Si coomincia recuperando le reti gettatea amare la sera prima; man mano che salgono a bordo vengono pulite e liberate dai crostacei. Le nasse sono lunghe un paio di miglia, servono circa tre ore per tirarle su, due per pulirle e riordinarle. Le aragoste vengono conservate in un cassone pieno d’acqua di mare e continuamente ossigenate, così rimangono vive. La mattinata corre veloce. Il pranzo offerto da Ottavio, si consuma al sacco: panini e frutta fresca.
Un tuffo in mare e si riparte alla ricerca di un altro punto adatto alla pesca. E l’operazione si ripete. Prima del tramonto si rientra stanchi e magari con qualche aragosta da cucinare.
Oppure si va al ristorante. La Speranza, per esempio, è sualla spiaggia, si riggiunge via mare oppure ina uto percorrendo la litoranea Alghero-Bosa fino al km 8.
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