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Racconti di viaggio

» L’allegria dei Quilombos

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(continua dal post precedente)
Ritmi che esplodono all’unisono nei giorni del Carnevale. E che Sao Luis sono arricchiti dal fragore dei Tambor de Crioula e dei Tambor de Minas, dai ritmi mutuati dal Bumba - meu - boi, l’altra grande festa che si celebra a giugno,

e dall’improvvisazione, di chiara marca africana, portata in dote dagli abitanti dei quilombos, le comunità formate dai discendenti degli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Per preparare il Carnevale, quattro giorni in cui lasciarsi alle spalle tutte le preoccupazioni, i brasiliani lavorano per dodici mesi - investendo una parte considerevole dei loro risparmi - nella preparazione di costose fantasias, gli sgargianti costumi delle scuole di samba. «La miseria interessa agli intellettuali, al popolo piace il lusso», ci spiega il titolare di un laboratorio sartoriale di Madre Deus, il barrio più bohémien della città. È qui che hanno sede alcune scuole di samba, tra cui quella di Tourma do quinto, che talvolta prova musiche e danze di notte, davanti alle mura del locale cimitero.

» Movida in Salsa Nordestina

(continua dal post precedente)
Invece i 500 metri che partono dall’angolo tra rua da Estrela e rua Alfàndega girano intorno alla Casa do Maranhao percorrono rua Portugal per ricongiungersi con rua da Estrela,

pur avendone tutte le caratteristiche, non appartengono a un set cinematografico: sono il cuore della movida del quartiere di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberghi di Praia Grande. Qui, sotto enormi alberi di mango, i camerieri servono calici di birra gelata. Venditori ambulanti di macedonia pedalano su biciclette con montato un cartello che declina i vantaggi vitaminici garantiti dalla loro mercanzia. Branchi di freak, reduci da qualche paradiso hippie della costa, vendono orecchini artigianali che sono un vero e proprio “bignami” del Brasile, perchè inanellano ossa di pesce, brandelli di pelle di coccodrillo, piume di uccello, pietre dure, riproduzioni di divinità del candomblé.

» Il ritmo sensuale del Tambor

(continua da questo post)
Per un’ulteriore conferma di quanto l’Africa sia compenetrata con l’odierna Sao Luis si può passare dalle parti del Mecardo de Praia Grande, ogni giovedì sera, per imbattersi in una delle anime nere della città.

Il primo buio della sera viene rischiarato da un fuoco utilizzato per scaldare le pelli del rancador, del socador e del crivaldor: i tre tamburi utilizzati per un rito originariamente dedicato a San Benedetto, il santo cattolico sincretizzato con Toy Averekete, divinità del candomblè. È la tradizione del Tambor de Crioula, una danza sensuale dove una ballerina, ospitata in una ruota formata da donne agghindate con lunghe gonne sgargianti, si esibiscono nella punga: un “colpo d’ombelico” dall’inequivocabile valenza sensuale.
L’area del mercato è ne cuore di Praia Grande, da sempre l’ombelico della Zona: un quartiere che è stato recuperato con un progetto, il Revivere, gemello dell’analoga operazione portata a termine nel Pelourinho di Salvador di Bahia.

» Sapore d’antico

(continua da questo post)
La vista sul Bosforo che si gode dalle vetrate dell’Istanbul Modern è incantevole; inquadra il Corno d’Oro e tutto quello che ha reso unica questa città nei secoli. Il Gran Bazar, il più grande mercato coperto del mondo, è sempre più attrazione turistica, che però si anima uscendo all’aperto, dove somiglia a un mercato rionale diviso per settori: qui gli abiti, lì le scarpe, laggiù gli utensili in alluminio, appena prima degli oggetti in vimini. Appena fuori dal Mercato delle spezie, invece, si vendono solo animali, comprese certe sanguisughe scure che galleggiano dentro ai bidoni di acqua sporca.
Qui le persone si muovono compatte, le donne sono un lampo di colore: una maglietta rossa, i capelli tinti con l’henné, un chador svolazzante.

» Gran finale a Verbier, la regina mondana

(continua dal post precedente)
Rincuorati dal fatto che anche gli svizzeri imparino dai propri errori, il tour delle 4 Valli si conclude nella capitale del comprensorio: Verbier. Cosmopolita, effervescente e modaiola, ha uno skyline inconfondibile: gli chalet che si ripetono modulari, dal più piccolo al più grande, danno un senso di armonia al grande anfiteatro natuale in cui si adagia il paese. Intorno una cornice di pendii che permette di scare su 4 versanti: Savoleyeres, con piste rosse e blu e il collegamento per il borgo di La Tzoumaz; Les Ruinettes, per perdersi fra le piste al limitare di boschi incantati; Attelas, per chi punta in alto e vuole sfiorare il cielo; e la Chuax, quello più spettoclare e preferito da chi vuole raggiungere il Mont Fort e le piste di Nendaz.

» Thyon 2000, le famiglie vanno a est

(continua dal post precedente)
A caccia di sole e pendii più dolci ci si sposta verso est fino a Thyon 2000-Les Collons, ai piedi dell’Ethérolla. È il punto più orientale delle 4 Vallées, il più amato dalla famiglie per via dei prezzi contenuti e delle strutture per l’intrattenimento dei bambini. In pista può capitrare di incrociare le traiettorie con Francoise Besse Matter, una dea del Telemark prima maniera, quando ancora si gareggiava a proprie spese, con papà manager e mamma a fare il tifo. Più volte campionessa iridata, Francoise è tornata fra i suoi monti, lavora all’ufficio turistico ed è riuscita a coronare il sogno di portare sulle piste di casa i Mondiali di Telemark nella primavera del 2007.
«I campionati ci hanno permesso di realizzare una nuova pista. Inoltre, i nostri traccati sono coperti al 75% con impianti per l’innevamento artificiale e, una volta alla settimana, c’è la possibilità di praticare lo sci notturno»,

» 2800 km in una tessera

(continua dal post precedente)
L’abbuffata di piste e scenari spettacolari garantita dalle 4Vellées non vi basta? Con un’unica tessera si può avere libero accesso agli impianti di 50 comprensori del Vallese, per un totale di 2.800 km di piste. Zermatt e il Cervino, Saas Fee e il Dom, il comprensorio franco-svizzero delle Portes du Soléil, la raffinata Crans Montana, Leukerbad, tempio del benessere: la scelta è infinita. La Valais Ski Card vale 2 anni, si basa su un sistema di punti prepagati ed è valida anche in numerosi centri termali e musei del cantone. Cento punti costano 66, 21 euro e 298,12 euro. Per maggiori informazioni: www.valaisskicard.ch

Il Mont Fort trampolino per campioni

(continua dal post precedente)
Si può cominiciare da Nendaz, a quota 1400, posto su una terrazza affacciata sulla piana di Sion. Siamo a poco più di un’ora d’auto dal Sempione, eppure di italiani se ne vedono pochi. «Dobbiamo mettere a punto qualche dettaglio», spiegano all’ufficio del turismo. «Perfezionare il nostro italiano e servire la cena a orari più mediterranei, per esempio». Cose peraltro secondarie in questo luogo, che unisce il profumo d’antico degli hameau con case in pietra e legno (anche del XIII secolo) alla tecnologia degli impianti di risalita e alla funzionalità dei complessi di residence con vista sulle piste.

In pista con le raclette (parte I)

Neve e riclette. La consistenza è simile, il piacere che dispensano identico. Ma, soprattutto, l’una serve per affrontare meglio l’altra: dopo un assiette di fumante raclette, non c’è pendio che non spiani le sue insidie più recondite. Lo hanno capito nel Vallese, il cantone svizzero patria del formaggio à racler, da raschiare. E hanno creato un carosello goloso attraverso le “4 Vallés”, il super comprensorio con 92 impianti di risalita e 412 km di piste che si dipanano in un festival di gobbe, boschi e curve dai 3330 metri del Mont Fort

Brasile, le radici del ritmo (parte III)

Quello che la storia ci ha lasciato in eredità è una delle capitali più lusitane del Brasile, con un’impronta architettonica tipicamente portoghese nei quasi 4000 edifici sorti in quattro secoli. Sono tutti concentrati in un segmento della città conosciuto come la Zona, in pratica il centro storico, figlia degli anni in cui il pil delle potenze economiche mondiali era fortemente legato al mercato del cotone e della canna da zucchero. Da quei tempi Sao Luis ha ereditato i nipoti degli schiavi: oggi è una città ancora pià nera di Salvador di Bahia. Le testimonianze sono numerose, a partire dal Museo do Neglio, ospitato nel Cafuà das Merces, l’antico mercato degli schiavi, dove sono esposte opere d’arte africanca e strumenti musicali utilizzati nei terreiros, i luoghi deputati al culto delle religioni afro-americane.

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